Ada Negri, una poetessa lodigiana

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La fortuna critica di ADA NEGRI

Ada Negri

Ada e la figlia Bianca

Le vicende di Ada Negri iniziano quando, non ancora ventenne, invia ad alcuni giornali le prime poesie, le quali erano frutto di un giovanile esercizio poetico, eppure ad essi Ada Negri deve la pubblicazione del suo primo libro: Fatalità. Ben presto Ada Negri si trova ad avere numerosi lettori ed un impegno da non tradire: pertanto il secondo libro è preceduto da esitazione e perplessità ed avverte il bisogno di interrogare se stessa. Erano gli anni del primo socialismo italiano oscillante tra idealismo umanitario e utopie di rivolta e di palingenesi rivoluzionaria.

Il socialismo di Ada Negri non è marxista ma umanitario, da apparentare a quello di Pascoli e De Amicis, basato soprattutto sull’elevazione delle classi umili soggette ai soprusi dei violenti, che le umiliano, insensibili alle loro sofferenze. Venne duramente sfruttata nel filatoio mamma Vittoria, dove in quegli anni subì ella stessa violenti soprusi. Ma si contenne molto, scrivendo nuove poesie e dicendo: ”Scoppieranno liriche robuste ispirate all’amore e alla pietà umana”. E con questa frase la poesia diventa rivolta. Ada Negri, sentendosi veramente circondata e imprigionata dall’ affannoso ansimare delle turbe miserabili, scrisse una poesia che lei stessa definì selvaggia:

“…… E sei tu dunque, tu, mondo bugiardo, che vuoi celarmi in sol degli ideali, e sei tu dunque, tu, pigmeo codardo, che vuoi tarparmi l’ali?… ……
Va grasso mondo, va per l’aer perso di prostitute e di denari in traccia: io, con la frusta del bollente verso, ti sferzo in su la faccia”. (Sfida)

Una tale poesia è fortemente in contrasto con la poesia di protesta sociale del tempo che tendeva a ridursi a mera astrazione, cioè a “prescindere dalla concretezza di una precisa documentazione ambientale” che invece la Negri pone sotto accusa. Con audacia e sincerità, perché in tutte le opere di Ada Negri risalta la sincerità. Ada Negri oppone una poesia che cercava di scolpire una materia sgorgata dalla vita.
Ada Negri ritrova e compiange i bambini, ma mai provando pietà; è egualmente attenta al dramma dei vecchi tremanti e affaticati. E condanna la società che trattiene tutto il giorno le mamme lontano dai figli; a riguardo scrive:
“ Più non dovrà, più non dovrà nessuna donna, per legge di servil fatica, lasciar la casa e abbandonar la cuna”.
Ma non è azzardato pensare che Ada Negri, alla quale erano stati attribuiti straordinari ma altrettanto meritati riconoscimenti durante il ventennio fascista, sino alla nomina in seno all’Accademia, sia stata coinvolta nella rovina dell’Italia a causa dell’amicizia che mantenne con Mussolini e altri socialisti, dal tempo in cui, nominata per chiara fama professoressa all’Istituto Gaetana Agnesi, si era trasferita da Motta Visconti a Milano.
Il suo parlar in prima persona è autobiografico, ma non è, questo, un espediente stilistico. I primi tempi vedono il formarsi di una leggenda in gran parte autobiografica, sulla quale prese poi il sopravvento il motivo sociale. Perciò si può dire che Ada Negri, più che l’interprete predestinata delle calamità sociali, è la sincera interprete di se stessa”. Tutto ciò rinvigorisce nella poetessa la convinzione di essere investita di una missione sociale, di dovere trovare la giusta parola per tutti coloro che, calpestati dalla società, invocano “Pace!… Lavoro!… Pane!…”.
Dalla poesia alla prosa:
La prosa della Negri risulta nitida, scolpita e forse un po’ dura. Ada Negri giungeva ad un racconto d’ arte rapido ed essenziale. Per questo, secondo alcuni critici, Stella mattutina è il suo libro più bello e forse il suo capolavoro. Ma può accadere che la prosa tragga dalla poesia la sua linfa segreta, come viceversa.
I giudizi critici riguardanti le prose di Ada Negri non sono esplosivi né polemici, anche se talora discordi l’uno dall’altro.
Inoltre Ada Negri risulta aver avuto molta influenza sulla cultura spagnola del Sud America, come sulla cultura russa. Ada Negri, secondo l’autrice ucraina Ukrajnka, divenne famosa soprattutto per il carattere ideologico della sua opera; Ada Negri rappresenta il seguito del Carducci democratico. Aggiunge altresì che la Negri è un carattere energetico, forte, una poetessa dai contorni netti e dalle tinte forti.

E’ interessante anche la traduzione dal tedesco di un articolo di Erich Stock, corrispondente da Roma per “Das Reich”, pubblicato il 23 marzo 1940: Ada Negri. La prima donna nell’Accademia d’Italia - Le porte della Reale Accademia si sono aperte solennemente per accogliere Ada Negri. […] Ada Negri deve considerarsi, secondo il giudizio universale, come la più eminente poetessa italiana, fornendo inoltre nella sua nuova “carica” la prova della donna intellettuale nel clima fascista. Questa importante scelta è stata accolta con plauso unanime dall’opinione pubblica. In Germania Ada Negri è nota anzitutto per il suo romanzo autobiografico Stella mattutina pubblicato recentemente nella versione tedesca. […] Mussolini ha apprezzato in questo romanzo della fanciullezza «la freschezza primaverile, che dona all’anima il senso del riposo. Qualcosa di noi (così scrisse l’eminente critico) si risveglia alla vita in queste pagine. Gli occhi della nostra propria giovinezza ci guardano, mentre nei nostri cuori cominciano a vibrare segretamente le fonti di ogni nostalgia del mondo.» Nella sua sincerità e nella sua semplicità questo triste romanzo di un fanciullo proletario commuove il nostro cuore. Chi vuole avvicinarsi un poco alla complessa personalità di Ada Negri, deve aver letto queste crude e illetterali note. Eppure esse non ci rivelano ancora tutta l’essenza della poetessa. Anzitutto la sua prosa dalla Solitaria (1917) fino all’Erbe sul sagrato (1940) rivela soltanto una parte del suo essere. Il che naturalmente non vuol dire che si debba distinguere fra Ada Negri poetessa e prosatrice. L’arte della Negri rimane la stessa. […]

Nella placidezza della sua età Ada Negri ha raggiunto forme artistiche quasi classiche. E forse ha ragione Bellonci quando ha visto nel recente alto onore tributato ad Ada Negri, un riconoscimento ufficiale delle tendenze classiche nell’attuale arte italiana. Ma la fama di Ada Negri in Italia e all’estero si basa sulla sua qualità di poetessa del socialismo. Come inebriata da una missione sociale, la giovane maestrina di Motta Visconti, nell’ultimo decennio del 19° secolo, entrò nel campo della poesia italiana. Nelle sue prime raccolte poetiche Fatalità (1892) e Tempeste (1896) scatenò la sua collera indomabile contro la società dominante, contro la sazia borghesia, contro la brutalità con cui i ricchi sfruttavano freddamente il loro prossimo. Un forte sentimento umanitario vibrava in queste poesie, che talvolta somigliavano ad un urlo, inarticolato e senza forma. Il contenuto, la visione non erano ancora domate attraverso la forma. Più tardi, nel recinto di un’esistenza borghese, con marito e figli, queste fanfare sociali squillarono un poco più debolmente. […] Eternamente insoddisfatta, ondeggia fra la realtà e il suo ideale, alla ricerca di un po’ di amore e di vera comprensione. Nella sua arte essa assorbe, in quegli anni di ulteriore sviluppo, ancora diversi elementi estranei, come quelli di d’Annunzio e Pascoli. Croce trova che la Negri dopo il prologo sociale, si è vista sempre sola davanti al proprio “Io” mentre il poeta deve vedersi di fronte all’“Universale”, non di fronte al proprio “Io”. […] Il libro di Mara [contiene] poesie in versi sciolti, canti di una donna affranta dal dolore che lamenta la morte di un Amato e che mai trova conforto. Questa esplosione di una folle passione spaventa ed abbatte. Poche confessioni di una donna sono esternate con tale veemenza e inesorabilità come queste. Ma si trovano accenti anche più calmi, quasi sognati, come nella strofa che potrebbe sovrastare l’intera creazione poetica della Negri: Se ti rivedo sul lido […] e mi domandi cosa abbia fatto / negli anni in cui fui senza te.

Un identico moto dell’anima rispecchiano I canti dell’Isola, canti d’amore e della natura, sorti nell’azzurro paradiso dell’isola di Capri. In disaccordo con se stessa, Ada Negri vaga sognante attraverso questo mondo di luce e di rami fioriti: Olivo, paterno amico, guarda. Ma Ada Negri sente anche che la passione d’amore e le malinconiche fantasticherie non possono nutrire in eterno grandi opere poetiche. Anche la donna che ama invecchia. Le passioni di giorni passati si spengono lentamente e con più serenità l’occhio spazia sulle cose piccole e grandi della vita umana. Così essa medita su Dio e sulla Morte. Più essa sente avvicinarsi l’inevitabile delle ultime decisioni, tanto più puri e devoti diventano i suoi sentimenti e le sue labbra abbozzano più di una volta, inconsapevolmente, una preghiera. Questa ascesa verso la contemplazione della vita da una torre più elevata, Ada Negri testimoniò nei suoi due ultimi volumi di liriche in Vespertina (1931) e in Dono. […] Essa preferisce il verso sciolto come espressione della sua arte, e per lo più l’endecasillabo. Sempre più sovrana essa diviene nella modulazione della sua espressione, e l’involontario salto nella banalità (che un giorno i critici le rimprovereranno aspramente) accade sempre più raramente. […] -