
Nel 1870 Lodi era una cittadina tranquilla e l'Adda
scorreva silenziosa fra campi ricchi di gelsi, di grano, di pioppi. Nel
Febbraio di quell'anno nasceva, nella portineria di una dimora signorile
in via Porta Cremonese la poetessa che avrebbe dato gloria e fama alla
città: Ada Negri. La bambina era nata nell'abitazione della nonna,
Giuseppina Cornalba.
La madre di Ada, Vittoria , aveva sposato un giovanotto di Massalengo e si era trasferita a Milano , ma era tornata a Lodi per la nascita del primo figlio Annibale e poi per quella di Ada. Ada in fasce fu portata a Milano, ma per poco: suo padre morì infatti che lei aveva compiuto un anno. Vittoria fu costretta a ritornare a Lodi e a chiedere aiuto alla madre. Il piccolo Annibale fu adottato dal fratello di Vittoria che non aveva figli e Ada con la madre rimase con la nonna nella piccola portineria. La madre trovò lavoro in un filatoio dove si lavorava la lana.
Quando Ada ebbe l'età, fu iscritta alle elementari di via Palestro
e le sue insegnanti si accorsero subito che la bambina era particolarmente
dotata e alla fine delle elementari consigliarono Vittoria di iscriverla
alla Scuola Normale (alle odierne Magistrali). Ada fu iscritta e con grandi
sacrifici e con l'aiuto dello zio continuò gli studi. Nel luglio
del 1887 Ada ottenne il diploma di maestra con voti più alti di
tutte le sue compagne. Nel 1888 ottenne un posto di insegnante a Motta
Visconti e qui incominciò a scrivere poesie. "Il Fanfulla
da Lodi" fu il primo periodico che pubblicò una sua breve
poesia, "Monaca", e L'illustrazione
italiana pubblicò "Gelosia".
L'editore
Treves accettò
di pubblicare diverse sue poesie in un libro dal titolo di "Fatalità",
che uscì nel 1892. L'opera suscitò grande clamore e il ministro
Zanardelli firmò un decreto in cui la maestra elementare Ada Negri
veniva abilitata all'insegnamento in un illustre scuola di Milano, nel
ruolo di professoressa ad honorem. Tre anni più tardi venne pubblicata
dall'editore Treves una seconda raccolta di poesie, "Tempeste".
Il libro ebbe un'accoglienza favorevole tanto che ne seguirono la traduzione
in francese e tedesco e l'opera ricevette il consenso di Giosuè
Carducci. In questo periodo conosce un signore biellese. Giovanni Garlanda
che si innamora di lei: Ada accetta di sposarlo e segue il marito nella
sua lussuosa casa, un ambiente molto diverso da quello dove aveva vissuto
fino ad allora. È un periodo di lotte sociali e i punti di vista
dei coniugi divergevano su quanto stava accadendo. Nel Settembre del 1898
nasce la figlia Bianca e la vita diventa più serena.
Due anni più tardi nasce la seconda bambina, che vive solo un mese.
Il marito deve trasferirsi per ragioni di lavoro a Milano: qui la poetessa
riaccende i rapporti con gli amici e con l'ambiente letterario, ma questi
incontri aumentano i contrasti con il marito che non approva le suie scelte.
Nel 1904 nasce una terza raccolta di poesia intitolata "Maternità".
Nel 1913 Ada si separa dal marito e si costruisce una famiglia con la
mamma Vittoria e la figlia Bianca.
Cinque anni dopo pubblica "Il libro di Mara" e l'anno successivo
la poetessa resta sola: la madre muore e Bianca si sposa. La solitudine
favorisce la meditazione e la riscoperta dell'infanzia: nascono così
le pagine in prosa di Stella mattutina . Negli anni successivi pubblica
due volumi di poesie: "I canti dell'isola" e "Vespertina"
e tre volumi in prosa; "Finestre alte", "Le strade"
e "Sorelle". Nel 1931 le viene conferito il premio "Mussolini".
La premiazione ebbe luogo in Campidoglio alla presenza di Sua Maestà
il Re d'Italia Vittorio Emanuele III e della Regina, il 21 Aprile giorno
in cui, secondo la tradizione fascista, si celebrava la nascita di Roma.
Ada preferiva stare lontana dalla manifestazioni. Nel 1926 rifiutò l’invito proposto dalla sua città natale ad una celebrazione delle sue opere indetta dall’amministrazione comunale, scusandosi perché temeva la commozione di un ritorno a Lodi. Si recava spesso ospite da amici a Monza e a Pavia. Nascono intanto le opere “Di giorno in giorno” e “Il dono”. A Milano viveva con la figlia e gli adorati nipoti. Nel 1939 raccolse tutti gli scritti da lei scritti sul Corriere della Sera e il volume esce con il titolo “Erba sul sagrato”
Nel 1940 Sua Maestà il Re d’Italia Vittorio Emanuele III la nominò Accademica d’Italia:
per la prima volta una donna ne faceva parte. Rientrò poi a Milano dalla
figlia Bianca e nonostante la salute malferma continuò a riordinare le
ultime raccolte di prose e poesie. Nella notte fra il 10 e l’11 Gennaio
del 1945 chiuse gli occhi dolcemente reclinando il capo sulla spalla di Bianca.