
Un microscopio ottico
Il primo importante miscroscopista, che effettuò sistematiche osservazioni di campioni biologici, fu Anton van Leeuwenhoek, un ricco commerciante di stoffe olandese. Leeuwenhoek era un tipo curioso e dotato di grande capacità di osservazione. Maneggiando lenti per osservare la trama dei tessuti, a poco a poco egli cominciò ad appassionarsi all’aspetto insospettato che aveva qualsiasi cosa fosse osservata attraverso una lente. Cellule, animaletti, sangue, acqua stagnante, persino sperma o residui di cibo tra i denti, fortemente ingranditi, riservavano sorprese strabilianti.
Dati relativi il microscopio di Leeuwenhoek: Il microscopio usato da Leeuwenhoek nel 1673 era un microscopio semplice, cioè formato da una sola lente biconvessa, e poteva raggiungere circa 300 ingrandimenti. Dal microscopio semplice si passò ben presto al microscopio ottico composto, che forma l’immagine utilizzando un doppio sistema di lenti, l’oculare, e l’obiettivo, che può ingrandire fino a 1500 volte. Pertanto il limite di risoluzione (l.r) del microscopio ottico, ossia la distanza alla quale uno strumento riesce ad individuare due punti molto vicini fra di loro come due entità distinte, è di o,2 micrometri (ossia 0,0002 millimetri), il l r dell’occhio umano è invece di o,1 millimetri.
Il microscopio ottico è costituito da un doppio sistema di lenti. L’obiettivo fornisce una prima immagine ingrandita dell’oggetto, l’oculare riprende e ingrandisce ulteriormente l’immagine ottenuta dall’obiettivo. Sull’obiettivo e sull’oculare sono segnati dei numeri preceduti dal segno X (si legge per), che indica di quante volte ognuno di questi sistemi di lenti ingrandisce l’oggetto. L’ingrandimento complessivo corrisponde al prodotto degli ingrandimenti dell’obiettivo e dell’oculare. Per esempio se si osserva un preparato con un oculare 10X e con un obiettivo 440X si ottiene un ingrandimento totale di 400 volte, che viene indicato con 400X.

Uno dei primi microscopi
Per mettere a fuoco
un’immagine si usano due viti: la vite macrometrica (grande), e vite micrometrica
(piccola); la prima per una regolazione grossolana, la seconda per una regolazione
più fine. Il condensatore e il diaframma servono per concentrare e regolare
l’illuminazione, la lampadina per illuminare il preparato. Questo è il campione
da osservare e viene posto sul piano portaoggetti o tavolino, con un foro
per il passaggio della luce.
Con il microscopio elettronico possiamo
ottenere oltre 100000 ingrandimenti. Invece della luce, il microscopio elettronico
utilizza per “illuminare” i preparati un fascio di elettroni. L’immagine viene
raccolta su pellicola fotografica in bianco-nero o su uno schermo fluorescente.
Spesso le microfotografie vengono colorate “in falsi colori” per evidenziare
particolari strutture.
Il microscopio elettronico
a trasmissione(detto TEN) ha un limite di risoluzione compreso fra 0,2-0,5
nanometri (1 nanometro= 10 micrometri, quindi 10 millimetri). Il microscopio
a scansione (detto SEM) permette di ottenere immagini tridimensionali, ma
ha però un limite di risoluzione intorno ai o,5 nanometri e quindi può fare
al massimo 20000 ingrandimenti.