GLI APPUNTI DI DIRITTO DI ANDREA DARDI

La magistratura


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La Magistratura, secondo quanto stabilisce l'art. 104 della Costituzione italiana, costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. I magistrati ordinari sono titolari della funzione giurisdizionale (vedi voce giurisdizione), che amministrano in nome del popolo.

In Italia l'organo di autogoverno della magistratura è il Consiglio Superiore della Magistratura, presieduto dal Presidente della Repubblica. A tale organo spettano, ai sensi dell'art. 105 della Costituzione, al fine di garantire l’autonomia ed indipendenza della magistratura, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni ed i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

Il principio di indipendenza, imparzialità e terzietà del giudice è consacrato, oltre che nel ricordato art. 104, nell'art. 101 della Costituzione italiana, che stabilisce: "i giudici sono soggetti soltanto alla legge".

Detta formula evidenzia, in primo luogo, che qualsiasi provvedimento giurisdizionale deve essere fondato sul dettato legislativo, che il giudice è chiamato ad intepretare ed applicare. In secondo luogo, l'avverbio "soltanto" rimanda, innanzitutto, al concetto di indipendenza "esterna" del giudice, vale a dire all'indipendenza da qualsiasi interferenza estranea alla legge.

Il giudice è, in altre parole, libero di decidere il caso concreto in piena autonomia di giudizio e coscienza. D'altro canto, l'avverbio in esame vuole richiamare, altresì, l'indipendenza "interna" del giudice, ossia l'assenza di vincoli e condizionamenti derivanti dalle precedenti decisioni della giurisprudenza.

Invero, nei paesi a tradizione romanistica, la previa decisione giurisprudenziale, sebbene possa costituire un autorevole nonché persuasivo precedente interpretativo di norme esistenti, non è capace di vincolare in senso proprio il giudice che, successivamente, sarà chiamato a decidere in ordine ad una questione di diritto analoga. Questi potrà pertanto discostarsi dalla precedente decisione, debitamente motivandone le ragioni.

L'art. 107 della Costituzione italiana stabilisce, inoltre, che i magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni (funzione giudicante propria del giudice e funzione requirente propria del pubblico ministero).

Ciò implica che, con riferimento a quanto detto poc'anzi circa l'indipendenza "interna", la Magistratura sia priva di una organizzazione gerarchica in senso tecnico, essendo il potere giudiziario esercitato in modo "diffuso" da ciascun magistrato nell'ambito della funzione svolta.

Ulteriore corollario dell'indipendenza della magistratura è, altresì, la regola della inamovibilità dei magistrati, i quali non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni, se non a seguito di decisioni assunte dal Consiglio Superiore della Magistratura.

I magistrati ordinari togati sono nominati per concorso, sulla base della valutazione delle conoscenze tecniche possedute. Esistono anche magistrati onorari, come il giudice di pace, il vice procuratore onorario ed il giudice onorario di tribunale. Inoltre, l'art. 106 della Costituzione italiana stabilisce che l'ufficio di consigliere di cassazione può anche essere affidato, per meriti insigni, a docenti universitari in materie giuridiche nonché ad avvocati con almeno quindici anni di esercizio che siano iscritti negli albi per le giurisdizioni superiori. I magistrati si distinguono in magistrati ordinari (civili e penali), magistrati amministrativi, magistrati speciali.

Nel nostro ordinamento, i magistrati amministrativi (Consiglio di Stato, Tribunali Amministrativi Regionali) hanno giurisdizione per la tutela degli interessi legittimi nei confronti della pubblica amministrazione e, in materie particolari indicate per legge, anche dei diritti soggettivi.

Fanno parte della magistratura anche la Corte dei Conti ed i tribunali militari.
L'autorità giudiziaria dispone della polizia giudiziaria
Il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) è l'organo di autogoverno della Magistratura; tramite la previsione del CSM i costituenti hanno teso a garantire l'autonomia della magistratura dagli altri poteri dello stato.
Il Consiglio è un Organo Costituzionale in quanto previsto dalla Costituzione italiana negli articoli 104, 105, 106 e 107.

Funzioni del CSM

Le funzioni di autogoverno del Consiglio Superiore della Magistratura si esplicano concretamente con la competenza del CSM, rispetto ai Magistrati, di:
· assumere (sempre tramite concorso pubblico);
· assegnare ad un incarico;
· promuovere;
· trasferire;
· infliggere sanzioni disciplinari.

Composizione del CSM

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Una seduta del CSM

Il Consiglio Superiore della Magitratura è presieduto dal Presidente della Repubblica che vi partecipa di diritto.
Con uguale diritto ne fanno parte anche il Primo Presidente e il Procuratore della Corte di Cassazione.

Gli altri componenti sono eletti per i 2/3 da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti a tutte le componenti della magistratura (membri togati) e per 1/3 dal Parlamento riunito in seduta comune tra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni (membri laici).

Con la presenza di questi ultimi i costituenti vollero impedire che l'autonomia e l'indipendenza della magistratura si trasformasse nella creazione di una specie di casta separata da tutti i poteri dello Stato e gelosa dei suoi privilegi.

La stessa ragione ha spinto ad attribuire la presidenza del collegio al Capo dello Stato, anche se bisogna aggiungere che tale presidenza ha prevalente carattere formale e simbolico, visto che il CSM elegge, tra i membri laici, un vicepresidente che svolge concretamente tutti i compiti connessi alla presidenza del collegio.

La costituzione non stabilisce direttamente quanti devono essere i componenti del CSM ma si limita a stabilirne la composizione percentuale. Nel 2002 è stata approvata una riforma della composizione del CSM e delle modalità di elezione (legge 44/2002). Attualmente i membri togati sono 16 e quelli laici sono 8. Il CSM è complessivamente composto da 27 membri.

La carica elettiva ha la durata di 4 anni ed è incompatibile con quella di parlamentare o di consigliere regionale.

Ruolo politico del Consiglio Superiore della Magistratura

Il Consiglio Superiore della Magistratura non è titolare di funzioni di indirizzo politico e quindi non svolge alcun ruolo politico, propriamente inteso. Ed invero, il C.S.M. non fissa e non persegue obiettivi politici, ma è titolare, per Costituzione, della funzione di governare l'ordine giudiziario, di cui tutela l'autonomia e l'indipendenza.

Peraltro, il C.S.M. è stato accusato da alcuni esponenti politici di esercitare un ruolo che la Costituzione non gli assegnerebbe, estendendo i propri poteri fino a farli entrare in conflitto con quelli di Parlamento e Governo.

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Palazzo del Consiglio Superiore della Magistratura

La critica si indirizza soprattutto su due tipologie di atti del CSM:
Le cosiddette pratiche a tutela con cui il CSM interviene per difendere taluni magistrati sottoposti a critiche, considerate ingiuste, per la loro attività giudiziaria. In alcuni casi il CSM è intervenuto anche a seguito di prese di posizione di membri del parlamento e del governo suscitando polemiche sull'opportunità di sindacare l'opinione di parlamentari e ministri.

I pareri, formulati anche senza richiesta, relativi a progetti di legge al vaglio delle assemblee legislative. Per lo più nel corso della XIV Legislatura tali pareri furono di sostanziale bocciatura dell'attività legislativa, suscitando le vive reazioni del governo e dei parlamentari della coalizione di maggioranza.

In particolare sì sostenne che tale attività sarebbe contraria alle previsioni della Costituzione e costituirebbe prova della volontà del CSM di imporsi come una "terza camera".
Singoli componenti del CSM e l'associazione nazionale magistrati sono più volte intervenuti a difesa delle attribuzioni del Consiglio.
Ed invero, quanto alle cd. pratiche a tutela, altri osservano che, nel nostro ordinamento, se ogni cittadino è titolare del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e, quindi, anche di sottoporre a critica i provvedimenti giudiziari, non è tuttavia ammissibile che tale critica trasmodi nella delegittimazione del singolo magistrato che ha emesso il provvedimento.

In tale contesto, pertanto, pienamente legittimo, oltre che opportuno, appare l'intervento dell'organo di autogoverno che, ed al di là della pur doverosa tutela dell'onorabilità del singolo magistrato oggetto della censura, tende a riaffermare il principio costituzionale dell'autonomia e dell'indipendenza della Magistratura nel suo insieme. Al riguardo, inoltre, va detto che il regolamento interno del C.S.M., che porta la firma del Presidente della Repubblica, prevede esplicitamente le pratiche a tutela.
Quanto poi alla critica concernente la facoltà per il C.S.M. di esprimere pareri in ordine all'attività legislativa del Parlamento, bisogna notare che la legge istitutiva del Consiglio Superiore della Magistratura (L. 24 marzo 1958, n.195) prevede espressamente che il Consiglio dà pareri al Ministro, sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario, l'amministrazione della giustizia e su ogni altro oggetto comunque attinente alle predette materie.

E del resto, si tratterebbe di un'attività doverosa del C.S.M., il quale, secondo detta tesi, è tenuto ad esprimere il parere al Ministro della Giustizia perché questi, qualora lo ritenga, ne tenga conto nella sua interlocuzione con il Parlamento
Diritto vigente
Si indica la giurisprudenza come pratica fonte di conoscenza giuridica, che consiste nel complesso di decisioni giudiziarie che si sono avute in merito all'interpretazione o all'applicazione di un principio del diritto. Nei tempi passati, ed ancor oggi in alcuni sistemi giuridici quali quelli anglosassoni, gli effetti della decisione giudiziaria sono simili a quelli della legislazione. Nel diritto italiano la sentenza del giudice è vincolante solo nei confronti delle parti circa la controversia.
Va comunque ricordato che specialmente le sentenze delle corti più alte non hanno solo un valore morale fondato sulla sapienza dei giudicanti, ma hanno anche grande importanza pratica come argomento psicologico: si conosce infatti la tendenza naturale degli uomini di uniformarsi a decisioni precedenti o superiori, corrispondente in parte alla funzione dell'unica Corte di Cassazione che dovrebbe assicurare uniformità di indirizzo nell'applicazione della giustizia.
Nel nostro sistema, l'autorità della giurisprudenza dovrebbe essere soltanto indiretta, ma la pratica insegna che sempre più gli indirizzi giurisprudenziali assumono carattere ed importanza simile a quella di una dichiarazione del legislatore. Si deve inoltre riconoscere all'elaborazione giudiziaria il merito di aver creato concezioni nuove che rispondono alle mutevoli esigenze che contraddistinguono il nostro tempo.

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