LA PESTE NELLA LETTERATURA - La peste in Poe

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lo scrittore Edgar Allan Poe

Lo scrittore americano Edgar Allan Poe

Lo scrittore americano (1809-1849) dedicò due racconti inerenti alla peste:
"La maschera della morte rossa " e "Re peste ". Il primo più drammatico e inquietante, il secondo più grottesco e c
omico.

"La maschera della morte rossa" ha per oggetto la tragicità del destino umano (l' impossibilità di ignorare la morte) ed è quindi costruito attraverso gli elementi propri della letteratura "alta" e "tragica".
"Re peste", invece, è un racconto fondato sulla deformazione visionaria della realtà (noi non sappiamo se ciò che accade è vero o è piuttosto l' effetto della sbornia dei due protagonisti principali. Non c'è quindi una riflessione sulla condizione o sul destino umano, ma piuttosto un divertentissimo gioco stilistico evidente nella rappresentazione grottesca dei personaggi, fondata sull' iperbole e la caricatura. Infatti il finale del racconto, a differenza de "La maschera della morte rossa", è lieto: i due incauti marinai riescono a sfuggire a Re Peste e a tutto il suo nobile seguito.
"La maschera della morte rossa" incomincia, più o meno come il Decamerone, con un gruppo di giovani "sani e spensierati" che si rifugiano in un' Abbazia, lontano dalla regione in cui sta imperversando una pestilenza. Il loro tentativo di sottrarsi al destino di contagio e di morte è però destinato a fallire quando, a mezzanotte, al culmine di una festa mascherata, compare, appunto, la maschera della morte rossa che inseguirà anche il principe Prospero, capo dell 'allegra brigata, nelle sale dell' Abbazia, per raggiungerlo e ucciderlo nella inquietante sala nera.

A differenza del Decameron, però, si infittiscono sin dall' inizio elementi che contraddicono qualsiasi tentazione di svolgimento realistico, attraendo prepotentemente il lettore nella dimensione del racconto fantastico. Non è quindi possibile spiegare razionalisticamente ciò che accade ed anche la impari lotta dell' uomo con la morte assume quelle caratteristiche di assurdità e nichilismo che hanno reso così novecentesca la narrativa di Poe.

"Re peste": Due marinai ubriaconi, Tarpaulin e Legs (il primo grasso ed il secondo magro, forse antesignani di coppie comiche più celebri), fuggendo da una bettola per non pagare il conto della troppa birra bevuta, si rifugiano nei quartieri abbandonati e fatiscenti dell' antica Londra. Qui in una cantina, che visitano per bere, si imbattono in uno strano banchetto. A capotavola spicca la figura di "Re Peste", un uomo più magro di Legs, dal viso giallo come lo zafferano e dalla fronte orribilmente ed eccezionalmente alta, che fa le presentazioni:

" la nobile dama che sta seduta dinanzi a voi è la Regina Peste, nostra serenissima consorte. Gli altri personaggi che voi vedete sono tutti prìncipi del sangue e portan il segno della regale origine nei rispettivi nomi di Sua Grazia l' Arciduca Pest-Iferus, Sua Grazia il Duca Pest-Ilenzial, Sua Grazia il duca Temp-Pest e sua Altezza Serenissima l' Arciduchessa Ana-pest."

la morte

La morte rossa: si tratta di un'alegoria della peste

Tarpaulin offende i convitati e per questo viene scagliato in una botte di vino, dalla quale sarà liberato da Legs. I due se la daranno poi a gambe dopo aver abbattuto lo scheletro che danzava al di sopra della tavola.
La -Morte Rossa- aveva a lungo infierito sul paese. Mai pestilenza era stata più fatale e orribile. Il sangue era il suo avatara e il suo sigillo: il rossore e l'orrore del sangue. Erano acuti dolori, e improvvisi capogiri, e poi un abbondante sudore sanguigno fino alla dissoluzione. ... E l'attacco, il progredire e la fine del male erano episodi di mezzora in tutto.

Ma il Principe Prospero era felice e intrepido e sagace. Quando i suoi domini furono semispopolati, convocò alla sua presenza un migliaio di amici vigorosi e spensierati scelti tra i cavalieri e le dame della sua corte, e con questi si ritirò nel profondo ritiro di una delle sue abbazie merlate.

Era questa una costruzione vasta e magnifica, creata dal gusto eccentrico ma nello stesso tempo grandioso del Principe stesso. Una forte e alta muraglia la circondava. Questo muro aveva porte di ferro. Appena i cortigiani furono entrati, essi portarono fornelli e grossi martelli e saldarono i catenacci.

la morte

Lo scrittore inglese Edgar Allan Poe

Risolsero di non lasciare alcun mezzo d'ingresso o d'uscita agli improvvisi impulsi di disperazione o alla frenesia che poteva generarsi all'interno. L'abbazia aveva abbondanti provviste. Con simili precauzioni i cortigiani avrebbero forse potuto sfidare il contagio. Il mondo esterno poteva badare a se stesso.

Nel frattempo era follia addolorarsi o pensare. Il Principe aveva provveduto ai piaceri d'ogni specie. V'erano buffoni, v'erano improvvisatori, v'erano ballerini, v'erano musicanti, v'era la Bellezza, v'era il vino. Tutto questo e la sicurezza erano dentro. Fuori c'era la Morte Rossa. Verso la fine del quinto o sesto mese del proprio isolamento, e mentre fuori la pestilenza infuriava più violenta che mai, il Principe Prospero divertì i suoi mille amici con un ballo mascherato della più insolita magnificenza.

Fu davvero una scena voluttuosa quella mascherata. ... E l'orgia continuava turbinosa, quando infine dall'orologio cominciarono i rintocchi della mezzanotte. ... E così anche avvenne, forse, che ancor prima che gli ultimi echi dell'ultimo rintocco si fossero del tutto annegati nel silenzio, vi fossero molte persone nella folla che avevano avuto agio di notare la presenza di una figura mascherata di cui prima non si era accorto nessuno. ... La figura era alta e scarna, e avvolta da capo a piedi nei vestimenti della tomba. La maschera che nascondeva il volto rappresentava bene la fisionomia d'un cadavere irrigidito che difficilmente l'inganno poteva essere scoperto dal più attento esame.

Eppure tutto questo sarebbe potuto essere sopportato, anche se non approvato, da tutti quei folli debiti all'orgia. Ma il personaggio mascherato aveva avuto l'audacia di assumere il tipo della Morte Rossa. Le sue vesti erano intrise di sangue, e la sua ampia fronte, insieme con tutti i lineamenti della faccia, era cosparsa dell'orrore scarlatto. ... Allora, facendo appello al pazzo coraggio della disperazione, una folla di gaudienti si buttarono insieme nella sala nera e, afferrando il personaggio mascherato, la cui alta figura stava eretta e immota entro l'ombra dell'orologio d'ebano, proruppero in un rantolo di indicibile orrore quando si accorsero che le vesti sepolcrali e la maschera cadaverica, che essi avevano impugnato con tanta rude violenza, non allogavano alcuna forma tangibile.

E allora si riconobbe la presenza della Morte Rossa. Era arrivata come un ladro nella notte. E ad uno ad uno caddero i gavazzatori nelle sale della loro orgia irrorate di sangue, e ciascuno morì nell'atteggiamento disperato in cui era caduto. E la vita dell'orologio d'ebano cessò con quella dell'ultimo dei gaudienti. E le fiamme dei tripodi si estinsero; e la Tenebra e la Rovina e la Morte Rossa stabilirono il loro illimitato dominio su ogni cosa.

Morale: il mondo è pieno di pericoli e il pensiero più semplice è quello di proteggersi dietro una fortezza. Questo però crea un isolamento che nemmeno sarà in grado di proteggervi dai pericoli, creando più pericoli di quanto riesca in verità ad allontanare. E' molto più saggio confondersi nella folla, sarà questa la vostra fortezza verso i vostri nemici.

Edgar Allan Poe, 1809-1849