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Banche, al via il primo eurogruppo post-brexit

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Prende il via oggi a Bruxelles la prima riunione dell’Eurogruppo successiva alla Brexit, seguita domani da quella dell’Ecofin; una due giorni di incontri e discussioni tra i leader europei che potrebbe essere decisiva per trovare una soluzione al problema della tenuta del sistema bancario europeo.

Un tema che vede l’Italia in prima linea nel tentare di salvare le sorti del Monte dei Paschi di Siena; in caso contrario sarebbe messa a rischio la stabilità finanziaria dell’intera Unione.

Il 29 luglio saranno pubblicati i risultati degli stress test dell’Eba che riguardano da vicino cinque istituti di credito italiani: Mps, Unicredit, Intesa, Banco popolare e Ubi.
Il ministro dell’economia italiano, Pier Carlo Padoan, proverà a strappare ai partner europei importanti concessioni in tema di ricapitalizzazioni e bail-in.

La normativa sul bail-in prevede che si può ricapitalizzare le banche solvibili in via precauzionale, ma specifica anche che si deve richiedere il contributo di azionisti e obbligazionisti delle banche in oggetto.
La misura può essere sospesa e la protezione allargata a tutti i risparmiatori qualora sia a rischio la stabilità finanziaria.

E su questo aspetto punta il governo italiano.

La trattativa tra il governo italiano e la Commissione appare vicina a una conclusione, anche se non sarà semplice superare le resistenze di quei paesi soprattutto dell’Est Europa, che spingono per il rispetto delle norme. Un’importante alleato dell’Italia in questa delicata partita potrebbe essere la Banca centrale europea, che nei giorni scorsi ha fatto capire chiaramente di essere favorevole a una soluzione di compromesso che salvaguardi la tenuta del sistema creditizio italiano, soprattutto in questa delicata fase politica per l’Unione che deve già affrontare gli incerti esiti dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione.
Un’eventuale crisi finanziaria, in questa fase, potrebbe mettere in pericolo la stessa tenuta dell’Unione.

C’è un’altra circostanza che gioca a favore dell’Italia: se da una parte la Germania a un anno dal voto ha l’interesse a non avallare soluzioni che deroghino dal rispetto delle regole europee sulle banche, dall’altra c’è la consapevolezza che nemmeno le banche tedesche sono esenti da rischi di tenuta. Preoccupa la situazione della Bremer Landesbank e, soprattutto, della Deutsche Bank. Proprio dai vertici della grande banca tedesca, è arrivata la richiesta di un gigantesco programma di salvataggio e ricapitalizzazione con denaro pubblico e in deroga alle norme europee. Un fondo pubblico da 150 miliardi di euro.

In questa delicata partita l’Italia potrebbe alla fine ritrovarsi il più insospettabile degli alleati: la Germania dell’integerrimo ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble.

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