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Banche: Stress Test Cos’è e perché si effettua?

È interessante sapere e capire cos’è lo stress test. Tramite la nostra guida approfondiremo sempre di più il concetto riportando i punti principali, in modo molto semplice e chiaro. Iniziamo con il dirvi cos’è lo stress test.

Le banche centrali per assicurare una maggiore sicurezza a tutto il settore creditizio effettuano lo stress test sugli istituti di credito nazionali. Lo stress test viene anche chiamato programma di valutazione del capitale di vigilanza.

Esattamente si tratta di un procedimento di valutazione che ha lo scopo di studiare, tramite una dissimulazione, la possibile reazione delle banche del proprio Paese nel caso si verificassero degli episodi finanziari con esito negativo.

Come nasce lo stress test?

Si è sentita l’esigenza di creare dei specifici test che aiutassero a rendere più sicura la stabilità al sistema bancario nel 2008 quando ci fu la crisi finanziaria che ha coinvolto a livello mondiale il sistema economico.

Naturalmente a causa di questa crisi molti investitori persero la fiducia verso tutto il sistema.

Per questo motivo gli Stati Uniti pensarono appunto di inserire dei stress test per impedire che queste crisi non intaccassero in maniera aggressiva il sistema finanziario. Già dal 2009 iniziarono i primi test.

Esattamente la Federal Reserve americana insieme alle autorità di vigilanza bancaria decisero di effettuare questo tipo di valutazione. In seguito anche il Comitato dei Supervisori Bancari Europei (CEBS), con la partecipazione della Banca Centrale Europea (BCE) e con il supporto della Commissione Europea decisero di utilizzare lo stress test verso le principali banche europee.

In questo modo hanno potuto constatare che la gran parte delle banche che fanno parte dell’Euro-Area, in caso di crisi economiche, sono in grado di reagire in maniera positiva.

Ci sono stati anche Istituti di credito che non hanno passato il test, ma questo è comunque d’aiuto per capire quali i problemi da risolvere.

Come viene eseguito lo Stress Test?

Lo stress test ha lo scopo di analizzare il comportamento del patrimonio posseduto dalle banche.

Perciò lo stress test risponde a una domanda importante, ovvero questi Istituti di credito come reagiscono in caso di situazioni negative che riguardano il mercato finanziario? Positivamente o negativamente? Principalmente il test si svolge in due fasi, ovvero:

  1. Nella prima fase viene eseguita la Asset Quality Review (AQR). In specifico viene effettuata un’analisi sui bilanci delle banche per verificare la qualità degli attivi. Solo dopo vengono effettuati gli stress test. Questo viene fatto per garantire una maggiore trasparenza, per restituire la fiducia agli investitori e assicurare un intervento in caso ce ne fosse bisogno. In particolare in questa prima fase quello che viene preso in considerazione è la Common Equity Tier (CET1 ratio). Questa effettua una valutazione quantitativa del capitale di una banca in rapporto alle sue attività in base al loro livello di rischio, riportandolo con valore in percentuale.
  2. La seconda fase è lo stress test. Si tratta di una vera e propria simulazione che è suddivisa principalmente in due scenari. Nella prima si presuppone una situazione standard e nella seconda una situazione con prospettive negative. Queste sono indicate dalla Commissione Europea per quanto riguarda l’Euro-Area. Per ambedue le situazioni sono prese in considerazione gli effettivi presupposti che riguardano la crescita del prodotto interno lordo di un Paese o di un’intera macroarea, ma ci sono anche altri indicatori come il mercato del lavoro e molto altro ancora.

Dunque con questo test vengono prese in considerazione le reazioni dei capitali delle banche sia in caso di condizioni negative come, ad esempio, un tasso di disoccupazione crescente, oppure in caso di un andamento positivo o stazionario. Si cerca di capire se questi Istituti Bancari riescono sempre a mantenere saldo il loro capitale garantendo ai clienti le stesse condizioni creditizie.

Quindi questo esame viene condotto per capire, nel caso si verificasse una situazione critica, di quanto capitale supplementare hanno bisogno i differenti Istituti di credito.

Stress Test sulle Banche europee e italiane

Gli stress test vengono svolti per le banche europee e quindi anche per quelle italiane nel modo come abbiamo visto precedentemente, ovvero si suddivide in due parti.

La prima è chiamata Asset Quality Review (AQR), dove vengono analizzati gli attivi delle banche dal punto di vista qualitativo, invece la seconda è lo stress test.

La seconda parte si suddivide ulteriormente in due parti. In base alla teoria proposta dalla Commissione Europea si esamina la banca prima in uno scenario base e poi in uno scenario negativo. Dopodiché la Banca Centrale Europea è in grado di stabilire lo shortfall (deficit), ovvero di quanto capitale hanno bisogno le banche europee nel caso si verificasse una crisi.

Naturalmente più alto sarà il valore e di conseguenza più alto sarà il livello di fallimento delle banche. Una volta constato l’ammanco di capitale, le banche entro quindici giorni devono provvedere a realizzare un piano di allineamento che risponde alle richieste europee, che dovrà poi essere creato in un periodo che va dai sei ai nove mesi.

Infine entra in gioco il Supervisory Review and Evaluation Process, ovvero si tratta di un’altra indagine e valutazione prudenziale dove vengono presi in considerazione i risultati del test per poter dare poi delle indicazioni su quale azioni intraprendere.

Campo di applicazione dello Stress Test sulle banche

Lo stress test lo si può adottare solo a specifiche organizzazioni bancarie, ovvero devono possedere un patrimonio che superi i 100 miliardi di dollari.

Gli istituti bancari ammissibili, che hanno un’attività inferiore a 100 miliardi di dollari, dispongono della facoltà di ricevere fondi dal Programma di Acquisto del Capitale (PAC).

L’autorità di vigilanza bancaria effettua le valutazioni su un capitale per accertarsi che, in caso di una situazione finanziaria negativa, le banche possiedano il capitalo necessario a coprire le possibili perdite.

Dunque, l’autorità di vigilanza valuta a livello quantitativo le risorse che servono per coprire le eventuali perdite per garantire la continuità economica. Per verificare ciò, ogni Istituto Finanziario ha il compito di controllare le eventuali perdite a livello di impresa, nel suo portafoglio titoli e in prestiti, ma non solo, deve anche controllare gli altri impegni che sono fuori dal bilancio e le passività potenziali.

Tutto questo deve essere fatto prendendo in considerazione dei possibili scenari economici in un limite temporale predefinito. In specifico le imprese che hanno attività commerciali che superano i 100 miliardi di dollari gli viene fatta un’ulteriore richiesta, ossia di valutare la possibile perdita collegata al trading.

Come interpretare gli stress test?

Alla fine del 2018 l’European Banking Authority ha pubblicato i risultati dello stress test che sembra che non sia stato recepito con molto entusiasmo dal mercato azionario. Ma questo non sta a indicare che il test sia inefficace.

In specifico c’è stata la Goldman Sachs che, prima di attribuire al compartimento economico italiano una valutazione negativa, ha aspettato che venissero pubblicati i risultati dello stress test.

Quello che è veramente importante è che i test vengano compresi nella maniera giusta. Un fatto da prendere in considerazione è che negli ultimi anni è stata eliminata dall’EBA (European Banking Authority) la soglia che indicasse o meno il superamento del test.

Quindi questo sta a indicare che non si effettua più un test dove si deve ottenere un risultato minimo per superare l’esame. Ma rimane il fatto che questo stress test serve comunque agli istituti bancari per capire in specifico quali sono i rischi e i punti deboli per non farsi trovare impreparati in caso di crisi economica.

Si tratta di un test molto rigido oppure superficiale?

La risposta varia in base al punto di vista. Da una parte ci sono i mercati finanziari che pensano che i risultati di questi test non devono essere presi in considerazione in maniera conclusiva.

Dall’altra parte ci sono le banche che pensano che se anche gli scenari possano sembrare superficiali è il metodo che è in ogni modo oppressivo. In particolare per quanto riguarda lo stress test del 2018, in riferimento agli scenari furono definiti molto rigorosi.

Questo fu dovuto alla presenza di un grande divario che c’era tra lo scenario macroeconomico di base e quella più avverso. Quello che vengono messi più in discussione sono i parametri che riguardano i casi peggiori (worst case), ovvero che siano poco credibili e, inoltre sperano che in futuro alle banche vengano rimossi alcuni parametri come, ad esempio il “bilancio statico”.

Stress Test: si tratta di un metodo trasparente?

L’EBA opera in maniera chiara mettendo a disposizione degli istituti bancari circa cinquanta mila numeri di dettaglio. In questo modo gli analisti possono lavorare in maniera minuziosa, dove nel caso ce ne fosse bisogno possono realizzare dei loro stress test.

Nel 2018 però si sono verificate alcune mancanze, incorrettezze delle quali però l’EBA si è impegnata a intervenire nell’immediato. Per esempio erano assenti dei dati molto importanti che riguardavano le banche di competenza delle autorità nazionali.

Questo comprometteva la conoscenza, da parte dei mercati, dei risultati di determinate banche e, quindi, questo problema li portava a decidere per la vendita. 

Banche italiane ed europee: Stress Test 2019

Alla fine del 2018 sono stati emessi dall’EBA e dalla BCE i risultati dello stress test.

Questi sono entrati in vigore nel 2019.

Le più importanti banche italiane hanno superato i test teorici che riguardavano la crisi economica a livello internazionale.

Stiamo parlando di Intesa San Paolo, Banco Bpm, Unicredit e UBI.

La scelta è ricaduta su di loro perché si tratta di banche molto potenti e quindi reputate Banche Sistemiche, ovvero troppo grandi per fallire (too big to fail). Sostenendo un intero sistema bancario, ossia quello italiano ed europeo, non devono assolutamente fallire per il fatto che condizionerebbero in maniera negativa tutte le altre banche a cui sono collegate.

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