HomeFinanzaIl caso Trump: immigrazione, Fed, e le conseguenze sul mercato italiano

Il caso Trump: immigrazione, Fed, e le conseguenze sul mercato italiano

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Sono passati solo dieci giorni dal reale insediamento nel neo presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca, ma già per tutte le borse del Vecchio Continente il clima è di tensione, e non solo per i mercati. Come noto infatti il tycoon americano ha negli ultimi giorni firmato due diversi decreti dove di fatto congela l’immigrazione: è stato bloccato il programma di accoglienza per i profughi di guerra, per 4 mesi è stato proibito l’ingresso ai cittadini di 7 Paesi islamici e infine è stato cancellato il rinnovo automatico dei visti per tutti gli stranieri. Una manovra rivoluzionaria e senza precedenti quella di Trump, che come promesso in campagna elettorale sta prendendo posizioni forti su un tema attuale e delicato come quello dell’immigrazione. La voce del popolo e della cultura si sono subito fatte sentire per ribadire il proprio rifiuto e diniego nei confronti del ricco quanto criticato presidente e delle sue scelte, ma anche aziende, brand, multinazionali, manager come Tim Cook e Mark Zuckerberg si sono espressi duramente contro questa manovra.

La reazione si è dunque estesa ai mercati già dall’apertura della settimana, allargando la flessione europea in generale e in particolare a Milano, che ha già perso oltre il 2%. Il dollaro continua intanto la sua inesorabile discesa sulla scia delle proteste che si stanno scatenando in tutti gli Stati Uniti, mentre le contrastanti e incerte notizie emerse dall’ultimo rapporto della Federal Reserve non aiutano a stabilizzare il mercato, che si trova ancora in precario equilibrio. Già mercoledì in ogni caso è previsto in agenda un meeting con il comitato monetario della Fed, un incontro molto atteso ovviamente anche dalle banche centrali di tutto il mondo. Anche perché i segnali arrivati dagli stessi mercati in questi giorni sono alquanto difficili da interpretare: solo la scorsa settimana il prestigioso Dow Jones di New York ha raggiunto la soglia record dei 20.000 punti, e molti analisti già descrivevano con rosee previsioni idillici scenari di crescita. Oggi invece, in seguito alle ultime scioccanti decisioni del magnate, tutti si trovano ugualmente impreparati e incapaci di prevedere cosa succederà anche solo nelle prossime ore.

Come conseguenza in tutta Europa sono notevolmente accelerate le vendite sui Titoli di Stato, in particolare nel Belpaese che si è confermato maglia nera: lo spread, il differenziale tra BTP e i Bund tedeschi, stamattina dopo un’apertura solida è decollato a 185 punti base, terribilmente vicino al record negativo registrato a novembre 2016. In questo momento difficile si trovano inoltre sotto pressione da parte della Bce diversi istituti di credito italiani: in primo luogo Unicredit, che nonostante l’importante aumento di capitale da 13 miliardi di euro previsto per l’imminente febbraio rimane tra i peggiori protagonisti di Piazza Affari. Da tempo sono attesi per la rendicontazione del 2016 numeri deboli, voci che hanno già fatto parlare di una probabile svendita di nuove azioni scontate anche fino al 40-50%. In pratica si tratta, riassumendo quanto riferito dalla stessa Unicredit, di una significativa perdita legata ai rendimenti del quarto trimestre dello scorso anno, dove sono state assorbite svalutazioni sui crediti per un valore di oltre 12 miliardi di euro. Sul tema sta già vigilando la Bce, che ha richiesto entro breve in risposta una efficace e convincente strategia per risolvere lo scottante problema dei crediti deteriorati. In generale comunque il comparto bancario d’Italia si sta dimostrando debole agli occhi dell’Europa, con anche Ubi Banca in crollo di oltre il 6%, Mediolanum a -2,19%, e Intesa Sanpaolo a -2,65%: in attesa di nuove notizie e conferme circa la possibile fusione con il Leone di Generali, il clima rimane comunque di incertezza, definendo un momento dove è difficile se non impossibile fare previsioni, ma pare che già in settimana verranno rese note le scelte di Carlo Messina, il Ceo di Banca Intesa.
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